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Verybello. Il buco con il sito attorno.

autore Simona de Rubis - 27 - gennaio 2015

Tra le varie gaffe, ecco un’altra misera figura delle istituzioni italiane sul web, un vero e proprio fallimento comunicativo. Infatti, giusto ieri il ministro dei beni, delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, in compagnia del ministro dell’Agricoltura e del Commissario Unico di Governo per Expo 2015, ha presentato alla stampa l’ultima fatica della politica digitale italiana: il portale degli eventi culturali dell’Expo 2015, verybello.it. Sulla carta deve essere sembrato un solido progetto, e a detta dei realizzatori le intenzioni devono essere sembrate delle migliori: “Lo strumento offre l’occasione agli italiani per vedere l’Italia con occhi stupiti e ammirati, gli stessi con cui la vedono i turisti “. Ma il suo esordio sul web ha scatenato il popolo di Twitter, e ha sommerso il ministro con oltre 24 mila cinguettii di protesta, in meno di due giorni, con l’hashtag #verybello (nel momento di massimo traffico si sono registrati 43 tweet per minuto!).

Le accuse più gettonate

Il nome goffo, che evoca la pronuncia e l’inflessione italoamericana della New York della grande depressione, piuttosto che la Milano dell’Expo. E una totale mancanza di professionalità, dimostrata non solo attraverso il pressapochismo con cui è stato confezionato il sito (definito “portale”, ci troviamo davanti un mero aggregatore di mostre, concerti, musei e teatro durante i sei mesi dell’Expo 2015), ma anche nell’affrettata pubblicazione, testimoniata dalla dicitura “Coming Soon” per la sezione inglese. Completano il quadro, l’interattività completamente assente, e la foto di apertura per niente rappresentativa della nostra amata madre patria. Insomma siamo nel 2015 e tocca ancora vedere siti dove mancano completamente i “tag html” delle liste di contenuti, tutti i “meta title”, e non si riesce a capire la relazione fra i testi: cosa è titolo, cosa è testo, cosa è link. Hanno usato un po’ di script carini, ma la semantica è tutta sbagliata: un codice volto all’aspetto grafico e non al contenuto.

Il danno e la beffa

E visto che, a quanto pare, sono stati spesi 35mila euro (più iva) per l’ideazione e la realizzazione, c’erano tutti i presupposti per presentare un buon prodotto, mentre qui si sono dimenticati perfino i vanity url. Si sarebbe almeno potuto provare a riparare a quanto fatto ascoltando la moltitudine di messaggi arrivati da Twitter. Invece al danno si è aggiunta la beffa, e, in risposta a chi sollevava perplessità motivate, è arrivato il commento inopportuno di Franceschini:

Polemiche digitali

Dopo Italia.it, il portale del turismo che fece discutere per il suo clamoroso flop, a fronte di grandi investimenti, forse ci troviamo davanti a un altro esempio (l’ennesimo) di cattiva gestione delle risorse pubbliche e di occasione persa, davanti alle belle e succulente opportunità comunicative offerte dei grandi eventi. L’Italia è stata la culla della cultura e della bellezza, è un dato di fatto e per fortuna non ha bisogno di pubblicità. Tuttavia, l’Expo2015 si presentava come un’ottima opportunità per valorizzare il patrimonio culturale del nostro Paese a livello mondiale. Invece gli addetti ai lavori, hanno apparentemente perso di vista l’obiettivo e senza concepire una strategia di comunicazione coerente, hanno smarrito la via per l’innovazione e si sono concentrati sugli strumenti senza raggiungere mete più ambiziose.

Consoliamoci pensando che anche questa volta le proteste massive sul web sono riuscite a smuovere la politica, e il ministro Franceschini ha risposto alle domande di Guido Scorza; mentre l’account Twitter di #verybello rimane tutt’ora in silenzio.

Moderna Faust. 32 anni, caustica e tagliente, appassionata al mondo geek, social media, arte pittorica, teatro, cinema e fotografia…il fil rouge della mia vita? La scrittura, o i segni grafici. Che siano scarabocchi fatti durante una telefonata o immagini impressionate sulla pellicola, comunicare è la mia passione. E quando posso, scelgo uno stile esagerato e stravagante. "No one forgets the truth; they just get better at lying."