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Facebook, privacy e licenziamenti

autore Giovanni - 27 - aprile 2011

Ci si chiede spesso se è nato prima l’uovo o la gallina, in realtà a volte la nascita è contemporanea: è nato prima Facebook (l’uovo) o i problemi che può portare sul posto di lavoro (la gallina)?

Essendo Facebook una piattaforma di rottura con il passato e di forte innovazione per il presente e per il futuro, le varie questioni che si porta dietro sono in gran parte nuove, mai affrontate e spesso anche di difficile soluzione sul fronte giuridico.

Molti di questi problemi nascono da un uso poco consapevole e molto ingenuo, che però spesso si mischiano con temi quali la libertà d’espressione e il segreto aziendale.

É del febbraio di quest’anno infatti la notiziariportata da Webmasterpoint – dei primi licenziamenti in Italia motivati dall’uso – spesso errato – di Facebook: dipendenti che durante l’orario di lavoro utilizzano il social network per commenti pesanti e offensivi nei confronti di superiori e postano foto fatte in ufficio che testimoniano momenti non proprio produttivi.

Ma anche situazioni in cui la “leggerezza” di chi posta permette di rilevare l’esistenza di situazioni che costituiscono reati veri e propri, come nel caso dell’ospedale Misericordia e Dolce di Grosseto descritto in un articolo di oggi del Sole24Ore: alcuni medici si sono “esibiti” in reparto in performance illegali, fumando e sprecando materiale di consumo destinato ai pazienti, il tutto di fronte ad una fotocamera, caricando poi le foto su Facebook.

E ancora, sempre dal Sole24Ore, c’è chi si è visto negare il contratto post stage perché preso dallo sconforto e probabilmente dalla rabbia verso il proprio tutor si è sfogato con gli amici sul proprio wall: peccato che alcuni di questi amici fossero in comune con la “vittima” dello sfogo, permettendo a quest’ultimo di venire a sapere cosa lo stagiaire andava dicendo sul suo conto.

Dov’è la ragione? Come spesso accade è nel mezzo

Da parte dei dipendenti ci dovrebbe essere più consapevolezza sull’uso di Facebook (perché il più diffuso, ma vale anche per altri social network e piattaforme online), maggior attenzione a cosa si posta e a quali sono i destinatari, e in particolare alle impostazioni della privacy scelte.

Da parte delle aziende ci dovrebbe essere più attenzione nella “gestione” di questi stakeholder interni, fornendo loro un supporto più privato ma anche anonimo per le lamentele o per l’esternazione – e quindi la risoluzione – del disagio, con maggiore attenzione al commitment e alla formazione sull’utilizzo dei mezzi di comunicazione online, ma anche su cosa e come dire all’esterno di quello che succede in azienda, sia online che offline.

É quindi forse il momento che all’interno di una discussione generale sui rapporti tra lavoratori e aziende, si inserisca anche un paragrafo che riguardi una sorta di etica della comunicazione online.